“Quel “click” alla mandibola potrebbe dirti più di quanto pensi”
Nuovo articolo del professor Cascone su “H&I” la rivista specialistica di Paideia Mater Dei
Il classico “click” che si avverte aprendo la bocca può sembrare un fastidio innocuo, ma in realtà può essere il segnale di una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), una condizione che colpisce circa il 6% della popolazione.
Nel suo articolo, il Prof. Piero Cascone, Chirurgo Maxillo-Facciale al Paideia International Hospital, spiega le cause più comuni, come stress, abitudini scorrette o alterazioni posturali, e sottolinea l’importanza di una diagnosi accurata. Non sempre è necessario un intervento chirurgico: spesso bastano fisioterapia mirata o piccoli accorgimenti per evitare peggioramenti. Tuttavia, ignorare un blocco o un dolore alla mandibola può portare a complicazioni serie.
Di seguito il testo integrale dell’articolo:
Click, click, uno schiocco ogni volta che si apre la bocca: c’è chi lo ignora e chi lo subisce con fastidio e rassegnazione. Ma soprattutto c’è chi convive per anni con un dolore all’orecchio o vertigini o cefalea o persino dolore alla cervicale e non sa che la colpa è proprio di quel “click”. Sì, perché quel piccolo rumore potrebbe essere il segnale di un problema più serio: la disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare, una patologia che colpisce circa il 6% della popolazione, ma che è ancora poco conosciuta e, spesso, sottovalutata anche tra i medici. Ne parliamo con Piero Cascone, Chirurgo Maxillofacciale al Paideia International Hospital.
Aprire la bocca è un gesto così semplice da fare che pensiamo sia anche “banale”. E, invece, sembra di capire che è piuttosto complesso.
Assolutamente sì. L’articolazione temporo-mandibolare è una delle più complesse del nostro corpo. È quella che collega la mandibola alle ossa del cranio, vicino alle orecchie. Ci permette di aprire e chiudere la bocca, ma anche di spostarla avanti, indietro e lateralmente: insomma, è fondamentale per mangiare, parlare e soprattutto per baciare. È costituita da diversi elementi che interagiscono tra loro, l’alterazione di uno di questi manda in tilt tutto il sistema.
Cosa succede quando qualcosa non funziona?
I segnali più comuni sono il click o scrocchio quando si apre o chiude la bocca, difficoltà ad aprirla completamente, dolore alla mandibola, mal di testa o dolori al collo e alle spalle, le cosiddette cervico-brachialgie. A volte si avvertono anche acufeni (fischi nelle orecchie) o vertigini. Una serie di sintomi molto diversi tra loro e che, spesso, fanno pensare ad altro invece che all’articolazione temporo-mandibolare ma, soprattutto, portano le persone a chiedere aiuto a specialisti che non sono esperti in maxillo-facciale. Mal d’orecchio? Si va dall’otorino. Dolore al collo? Dal fisioterapista. Mal di testa? Dal neurologo. In pochi pensano subito all’articolazione temporo-mandibolare. Questo fa sì che molti pazienti passino anni senza una diagnosi precisa, ricevendo trattamenti non mirati. Per fortuna oggi le cose stanno cambiando e ci capita sempre di più che siano proprio gli otorini o i neurologi a inviarci i pazienti.
Quali sono le cause principali di questo disturbo? Verrebbe da pensare ai denti.
Assolutamente no. È una patologia multifattoriale, non c’è una sola causa. Può derivare da traumi diretti o microtraumi ripetuti, ma anche da abitudini come serrare o digrignare i denti (bruxismo), spesso legate a stress e ansia. In alcune persone c’è un problema anatomico o una predisposizione legata alla postura o all’occlusione dentale, ma attenzione: non è vero che basta mettere un apparecchio per risolvere il problema. La letteratura scientifica più recente sconsiglia interventi invasivi sui denti per curare questa patologia.
Come al solito tutta colpa dello stress?
No. Negli ultimi anni i disturbi temporo-mandibolari li abbiamo capiti meglio dal punto di vista biomeccanico e per questo, oggi, siamo in grado di curarli meglio. Ma purtroppo c’è ancora chi li sottovaluta, o li attribuisce a problemi “psicologici” quando non si sa come trattarli, specialmente nelle donne. È importante sapere che non si tratta di un fastidio da sopportare, ma di una condizione che può e deve essere affrontata con serietà, perché una diagnosi corretta è il primo passo per tornare a stare bene. Certo, se l’ansia ci porta a serrare i denti o a digrignarli nel sonno, evidentemente questo può causare un problema all’articolazione temporo-mandibolare, ma questo non significa che la soluzione, per la mandibola, è andare da uno psicoterapeuta.
Come si arriva a una diagnosi?
Con una buona anamnesi (cioè ascoltando bene i sintomi e la storia del paziente), un esame clinico approfondito e, quando serve, esami strumentali come la risonanza magnetica delle articolazioni temporo-mandibolari. Questo esame ci permette di vedere se il piccolo disco all’interno dell’articolazione è nella posizione giusta o meno.
E come si cura?
Dipende dalla causa. Nella maggior parte dei casi si interviene con trattamenti conservativi: fisioterapia mirata, esercizi di riabilitazione, bite notturni per evitare che il paziente sovraccarichi l’articolazione mentre dorme. Solo nei casi più gravi si arriva alla chirurgia. L’obiettivo è sempre il benessere del paziente, non eliminare un suono o un sintomo isolato se non crea disagio.
Quindi non sempre è necessario intervenire?
Esatto. Perché l’obiettivo è il benessere della persona. Se quel “click” non provoca dolore né limitazioni nei movimenti, spesso non serve fare nulla di drastico ma basta della fisioterapia. Ma
se ci sono dolore, blocchi articolari o impatti sulla vita quotidiana – pensiamo a chi parla in pubblico o canta per lavoro – allora è importante intervenire.
Ma non bisogna nemmeno ignorarlo. Così come se si blocca la mandibola, evento peraltro dolorosissimo, non bisogna una volta “sbloccata” pensare che sia stato solo un episodio.
Il blocco della mandibola non è un semplice campanello d’allarme. È il terzo stadio, il più avanzato di un problema. Ignorarlo è un grave errore. Faccio sempre un esempio. È esattamente la stessa situazione che si ha con l’articolazione del ginocchio: se c’è un problema non si ignora, si va dall’ortopedico che, in base alla gravità della situazione, adotterà delle terapie che vanno dalla fisioterapia fino alla chirurgia. Ma, sicuramente, non consiglierà di ignorare il problema perché sa che questo comporterebbe un peggioramento. Un chirurgo maxillofacciale è come un ortopedico dell’articolazione temporo-mandibolare.
Può succedere anche ai bambini?
Sì, anche se più raramente. Proprio per questo è sbagliato pensare che un semplice apparecchio ortodontico risolva sempre il problema. Bisogna valutare caso per caso.








